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Storia, arte, cultura

Gianico sorse su uno degli antichi tracciati romani, la strada delle Valli, conosciuta come via Valeriana, per poi risalire con altri insediamenti verso la montagna, fino alle contrade solitarie e ai cascinali immersi nei castagneti e alle più alte malghe, alcune delle quali ripristinate e ancora attive.
Nel '400 il paese ospitava diverse chiese e cappelle, legate alla presenza francescana e forse anche ai frati Ospitalieri e a Giuspatronati. In quel periodo veniva fondata una Domus Misericordiae, un Monte di Pietà per il prestito e, nel secolo successivo, le Confraternite rinnovarono la tradizione pietistica delle più lontane Discipline medievali.
Mercatura, agricoltura, allevamento, prestito, imprese di commercio del ferro e delle ferrarezze costituirono un solido terreno al radicamento di una borghesia in senso proprio.
In questo ambiente, economicamente e ideologicamente stabile, si formarono alcune personalità che ebbero più ampia risonanza e ammirazione in città e luoghi lontani, come padre Zaccaria da Valcamonica, zoccolante riformato e dotto predicatore, che morì nel convento romano di S. Francesco a Ripa, in Trastevere, nel 1586, carico d'anni di venerazione.
Gianico fu anche, per lunghi secoli e fino a tempi non lontani, un insediamento antropico a rischio, essendo sorto ed essendosi esteso proprio alle falde di un monte ricco di acque buone ma rovinose e travolgenti nella loro caduta.
L'alluvione del 14 settembre 1470, che provocò oltre cento morti, apre la memoria degli eventi pubblici luttuosi di questo paese, su cui incombe la rovinosa Val Vedetta.
Le inondazioni del 1859 e del 1863 e i disastri alluvionali del 1960 e del 1966 non sono che alcuni degli accadimenti colletivi più memorabili, e forse neppure i più drammatici, della memoria di lutto dei gianichesi.
È proprio questa ricorrente situazione di pericolo e precarietà che giustifica l'erezione sul Monte di un santuario mariano, voluto con decisione unanime da tutti i rappresentanti della Vicinia, contro l'oppresione minacciosa della Val Vedetta, nel lontano ottobre 1536.
Il santuario Votivo, dedicato dapprima a S. Maria delle Grazie e successivamente alla Natività della Vergine, fu ampliato nella seconda metà del Settecento, arricchito da cicli di affreschi di sapore tiepolesco e da uno svettante campanile in pietra scalpellata.
Un registro delle "Vicinie dei Vicini et babitanti della Terra di Gianico", che copre il periodo 1744-1800, conserva la viva memoria delle attività e dell'interesse sempre acceso che si mantennero per secoli attorno alla fabbrica del Santuario, al suo eremita, ai reiterati ricorsi della popolazione provata da specifiche calamità, e alle ricorrenti epidemie.
Nell'Ottocento i festeggiamenti per la Madonna del Monte furono anticipati agli ultimi giorni di aprile, forse perchè il mese di maggio pretendeva già un intenso lavoro in campagna.
Tuttavia, in anni più recenti, essi tornarono a celebrarsi in maggio, rinnovando in tal modo la più antica scadenza.
Numerose tavolette votive, ex voto e grazie ricevute, corredavano un tempo le pareti del miracoloso Santuario. Oggi ne restano poche, di grande suggestione, a testimonianza della storia delle disgrazie dei gianichesi, ma anche della loro peculiare e provata religiosità.

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